The dark sight of photography in schools

The dark sight of photography in schools

Nella ricorrenza del 30 anniversario dell’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza la mostra “The Dark Sight of Photography in Schools” è una testimonianza “di bambini fatta dai bambini” per affermare il diritto universale all’istruzione.

“The Dark Sight of Photography in Schools” diventa strumento per visualizzare processi di inclusione scolastica in sette scuole primarie di Dar es Salaam. La mostra del progetto di Gabriele Fiolo si inaugura per la prima volta il 21 Novembre 2019 nella Residenza dell’Ambasciatore Italiano in Tanzania.

Il laboratorio fotografico “The Dark Sight of Photography”, grazie al contributo della Fondazione Altamane, è stato ideato e condotto dal fotografo Gabriele Fiolo con Marina Mazzoni, Hidaya S. Sajan e Leonardo Monteverde, nasce all’interno del progetto triennale “ALL INCLUSIVE”: intervento multisettoriale a supporto dell’integrazione delle persone con disabilità nella regione di Dar Es Salaam gestito dall’ong bolognese CEFA in partenariato con le ong Comsol, COPE e CCBRT e finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

I 7 laboratori di fotografia realizzati in 7 scuole primarie della città di Dar es Salaam hanno arricchito la creatività e il bagaglio esperienziale dei 140 bambini e 14 insegnanti che operano quotidianamente all’interno delle scuole primarie della città favorendo l’inclusione scolastica dei bambini con disabilità.

Ogni foto è stata immaginata dai bambini che ogni giorno attraverso gesti semplici e concreti aiutano i loro compagni con disabilità affinché possano godere di quell’importante diritto che è LA SCUOLA. 

Gabriele Fiolo, socio fondatore e Art Director dell’Associazione Fotografica Tempo e Diaframma lo racconta così: “Ho voluto dare ad un progetto così particolare e direi unico nella realtà di Dar es Salaam e della Tanzania una ulteriore unicità dovuta alla tecnica con cui si è sviluppato l’intero progetto. La forza del progetto sta nel fatto che non si tratta di un reportage sulla disabilità ma di una vera e propria campagna di sensibilizzazione partendo dalla costruzione dei significati e punti di vista sulla disabilità con i piccoli beneficiari del progetto. Ogni scatto erano minuti di tensioni, silenzi, emozioni e luci che andavano a pennellare le scene costruite dai ragazzi eletti ambasciatori di messaggi importanti di inclusività da condividere con chi non era presente. Questi lunghi tempi hanno rinforzato la visualizzazione dell’immagine pensata per la foto finale dando decisamente un spessore diverso alla fatica di tutti quanti erano stati coinvolti nello scatto. Ogni scatto, visto la tecnica, la durata e la sensibilità nell’illuminarlo, non è ripetibile, diventerebbe un’altra foto e in questo c’è l’ulteriore unicità delle scelte fotografiche fatte.

L’augurio è che tutto questo insieme di unicità incuriosisca e porti ad avvicinare più spettatori possibili alle immagini e da li fare propri i messaggi, ideati dai bambini, volti ad ampliare la cultura dell’inclusione facilitando l’integrazione sociale.”

I laboratori di fotografia sono stati dei brevi percorsi di cittadinanza in linea con i principi dell’Agenda 2030 che ci invita non “lasciare nessuno indietro”.

Se la città di Dar es Salaam sarà una città più inclusiva lo dobbiamo anche a questi giovani cittadini che ci ispirano ed incoraggiano ad essere più solidali, aperti e inclusivi affinché ogni bambino possa godere di istruzione, attenzione ed amicizia.

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